Il possesso di parola, tra voglia di equilibrio e dubbi d’interesse personale

Il possesso di parola, tra voglia di equilibrio e dubbi d’interesse personale

Alla fine di una conversazione più o meno lunga con qualcuno, che sia una persona amica o una conoscenza, che sia dal vivo o al telefono, mi capita di fare l’auto-test del ‘possesso di parola’.

Come quello che fanno gli analisti delle partite con due squadre in campo, impegnate a giocare con una palla. Una valutazione inutile, che non incide né sul risultato, né sulle emozioni suscitate durante i minuti, o le ore, di gioco. Ma dato che sono autocritica per natura, ecco che aggiungo un elemento, naturalmente, a mio svantaggio.

Il più delle volte mi accorgo infatti che il peso su un piatto della bilancia spinge in giù fino al 70%, mentre l’altro è al 30%. In alcuni casi il rapporto è addirittura 80/20. Quando durante la conversazione mi accorgo dello sbilanciamento e tento di riequilibrare un po’ per arrivare almeno a un 55/45, c’è sempre qualcosa che mi ferma e che mi fa uscire una domanda, così da rilanciare la palla dall’altra parte.

Quello che dico o avrei da dire interessa? E se sì, perché dovrebbe interessare? Fino a dove posso spingermi a parlare? Qual è il confine fra gli strati della conversazione da non oltrepassare?

Rimanere su quello superficiale del meteo e del lavoro, su ‘cose’ fuori ma comuni, spostarsi a considerazioni o valutazioni soggettive, sfiorare o persino entrare in quello un po’ più personale? Il privato neanche lo prendo in considerazione, richiede un livello per me alto di confidenza per poter solo pensare di arrivarci.

La convinzione è che io non abbia niente di interessante da raccontare o da dire, e questo indipendentemente dai livelli di confidenza con la persona che ho dall’altra parte. E men che meno credo che possa interessare il mio ‘personale’, quindi mi autocensuro ancora prima di cogliere qualche segnale di incoraggiamento a continuare, qualcosa che significa ‘vai avanti tu, io ti ascolto’.

Ci sono giorni in cui mi chiedo chi sono.
Chi sono, per me, e chi sono, per gli altri.
Come mi vedo e come mi vedono.
Cosa passa dentro di me quando sono con gli altri.
Cosa passa dentro gli altri quando sono con me.

Oggi è uno di quei giorni in cui ballo tra la voglia di sapere e quella di non chiedermi niente, alla ricerca di un equilibrio per camminare a piedi scalzi e leggera fra le pieghe dei pensieri. Che schiaccerei volentieri con una passata di ferro da stiro, che sbuffa vapore e poi fa diventare tutto liscio.

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