Tra cemento e piuma, ciao 2020 e grazie nonostante tutto

Tra cemento e piuma, ciao 2020 e grazie nonostante tutto

Siamo in zona rossa e quindi ci si può commuovere una sola volta al giorno‘. Sono sobbalzata alla notizia sentita questa mattina alla radio mentre preparavo la colazione. Hanno pure stabilito quante volte ci può venire il magone? Devo scegliere bene i motivi allora nel caso dovessi riportarli nell’autocertificazione?

Poi ho bevuto il caffè, mangiato una fettona di plumcake con gocce di cioccolato e ho capito che non era ‘commuoversi‘, ma semplicemente ‘muoversi‘ e mi sono rasserenata. Il problema delle uscite non si pone, tanto oggi e domani li passo a casa. Per quello della commozione, invece, come la mettiamo? Sto leggendo ovunque i saluti al 2020 con relativi riassunti dell’anno che sta finendo…

Tutti non vedono l’ora, mio caro 2020, di mandarti a quel paese. Per invitarti alla porta ti rivolgono parole molto gentili con toni affettuosi, quelli che di solito si usano nei talk show e nei commenti sui social. Tutti ti vogliono dimenticare, perché sei stato terribile (‘difficile’ nel migliore dei casi), cattivo e colpevole di qualsiasi cosa, pure dello yogurt dimenticato nel frigo e da buttare perché scaduto da un bel po’.

Io non me la sento di difenderti, perché oggettivamente di motivi per renderti poco simpatico ne hai trovati diversi. Ma non me la sento nemmeno di darti addosso e disprezzarti con così tanto accanimento.

Qualcosa per cui dirti grazie in realtà ce l’avrei.

Per esempio, grazie perché stasera sono autorizzata per decreto a stare a casa da sola in pigiama, mettere in forno una pizza surgelata per cena, rimanere sul divano o andare a dormire presto se ne ho voglia. E tutto questo, finalmente, senza dovermi inventare un malessere passeggero per ‘giustificare’ alla società la mia non voglia di fare qualcosa di fantasmagorico a Capodanno, qualcosa che possa essere instagrammabile e pubblicabile su fb. E senza essere compatita come una povera zitella sola e triste, come una Bridget Jones attempata di pianura (che invece in questi casi sta benone a casa sua).

Poi grazie perché da fine febbraio ad oggi non mi hai lasciato molto tempo per annoiarmi.

Ho sempre lavorato: in alcuni momenti anche più del solito visto che non c’erano più orari e tante cose non erano più programmabili, ma bisognava seguire quello che succedeva giorno per giorno.

Ho letto tanti libri: ne ho contati più di 20, alcuni di questi anche parecchio lunghi. Quando mai avrei avuto tutto questo tempo per immergermi in tante storie?

Ho anche visto qualche film e serie tv, cosa che non facevo mai: ho creato l’atmosfera del cinema in soggiorno, con il divano al posto delle poltrone, tisane e dolcetti al posto della coca cola e dei popcorn. In questi casi c’è un valore aggiunto da considerare, ovvero la possibilità di mettere in pausa quando devi proprio andare in bagno. Ti accorgi che è ora di smettere le maratone tv quando cominci a pensare a come sarebbe la sceneggiatura di una serie con Beth Harmon, la protagonista de La Regina degli Scacchi, e Simon Duca di Hastings, di Bridgertone. Perciò chiudi Netflix e torni a vedere se i concorrenti di Cortesie per gli ospiti hanno finalmente capito se il tovagliolo va a destra o a sinistra del piatto.

Ho imparato ad essere ancora più previdente del solito: nel periodo estivo alleggerito dalla preoccupazione mi sono organizzata per essere pronta ad affrontare al meglio un eventuale secondo momento di chiusure. E così è stato. Il secondo lockdown a livello pratico è stato molto più facile.

Un’altra cosa che ho imparato è quella di riuscire a cogliere di più il qui e ora. E’ una sensazione particolare di consapevolezza: come una fotografia che blocca nella mente un’immagine con il luogo dove si svolge un’azione, le persone che ci sono e le emozioni che si provano. Una galleria d’immagini che scorrono nella mente e vengono in aiuto quando ne hai bisogno.

Grazie al cielo, sì, proprio al cielo che c’è sempre quando senti la necessità di guardare oltre te stesso e la realtà. E grazie al sole, alla luna, alle nuvole, alla pioggia e alla neve, mica che si offendano.

E infine grazie al 2020, perché nonostante tutto l’ho vissuto, sono qui a raccontarlo e ad aspettare di vivere quello che sta per cominciare. E occhio, perché se il 2020 sono stata Bridget Jones per forza di cose, nel 2021 potrei trasformarmi in Lady Whistledown e ricominciare a raccontare le mie piccole storie di società, incontrandole e vivendole non solo dalle finestre di casa, dell’ufficio, del pc, dello smartphone, ma finalmente fuori insieme alle persone.

Questo, 2020, chiedo a chi stai per passare il testimone, che adesso pesa ancora come un blocco di cemento armato: rendilo leggero e fatti aiutare dai prossimi mesi a farlo volare come la piuma di Forrest Gump. Perché poi comunque la vita di ciascuno è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita. Però è sempre una cosa che vale la pena gustare appieno.

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