Quanto vale il bisogno di ‘sentirsi parte’ di qualcosa di grande per un momento? E quello di sentirsi vivi in mezzo agli altri?
Quanto si è disposti a spendere, in termini di denaro, di tempo, di impegno, per essere uno, ma anche nessuno, tra 250 mila persone?
Il concerto-raduno di Ultimo a Tor Vergata a Roma sabato scorso con il record di 250mila persone paganti (ma vale per tutti i concerti-raduno), ha confermato un pensiero su cui rimugino da un po’: abbiamo bisogno di un capo popolo, qualcuno che chiami all’adunata tutti quelli come noi, che ci convinca che insieme faremo la storia, che più siamo meglio è, che faccia leva sulle emozioni inespresse, sui desideri nascosti.
Uno che dica “sono qui per te, sì, proprio per te, perché io esprimo a voce alta quello che tu puoi solo sussurrare alle mura di casa tua e nessuno ti ascolta”. Quello che può ‘farti sentire parte’, farti sentire vivo, protagonista, unico. Anche se poi alla resa dei conti sei un puntino nella distesa umana, a favore di riprese con i droni e dall’elicottero.
Per soddisfare questo bisogno ai concerti-raduno si è disposti a spendere circa un centinaio di euro solo per essere autorizzati ad entrare in un’area recintata, enorme. A passare ore in mezzo al nulla, al caldo. Ad avere i vestiti appiccicati, ad affollatissimi mezzi di trasporto pubblici, a camminare per chilometri per arrivare e altrettanti per andartene poi nel buio.
Quello sopra il palco che urla quello che provi anche tu è praticamente invisibile, da tanto è lontano. Potrebbe essere chiunque, tanto non lo vedi. Tutto passa nei maxischermi e maxi amplificatori distribuiti nella prateria. Guardi l’evento che stai vivendo ‘qui e ora’ in enormi cellulari e pc. L’attesa dell’inizio dell’evento è stata lunga, quella per terminare l’esperienza anche di più. E non finisce con i fuochi d’artificio, sparati sopra la firma luminosa nel cielo del cantante umile e modesto (a occhio grande come l’insegna ‘Generali’ crollato sul grattacielo a Milano l’anno scorso).
Sua la firma nello spazio, suo il record, sua la storia. Quella fatta da tanti puntini unici che valgono solo in quanto massa. Puntini che hanno investito tanto di sé per avere una scossa di vita promessa. Una promessa magari all’apparenza mantenuta: potresti esserti divertito, certo. E il livello del ‘sentirsi parte’ sia full per un po’. Ma quanto dura?
Anch’io sono stata e sono ancora un puntino e, non ultimo, valgo uno (o forse meno, dipende dai giorni). È che sono sempre più diffidente, e alla soglia dei 50 anni il capo popolo con i fuochi d’artificio non riesce più ad ammaliarmi. E mi limito a scriverne. Sto diventando vecchia, aiuto!
(Ah, qui c’è invece un’altra mia riflessione su come si misura invece il successo e sui grandi numeri)
