Esaltare le mancanze e non esultare per quello che c’è, ma che peccato

Esaltare le mancanze e non esultare per quello che c’è, ma che peccato

“Peccato, Chicca grazie per l’argento”.

Peccato, davvero. Ma per il titolo in prima pagina su un giornale locale in cui si dà notizia del secondo posto ai campionati mondiali (mondiali) di scherma conquistato in questi giorni dalla squadra della nazionale italiana in cui gareggia una giovane atleta (ragazza) della città del giornale.

È davvero proprio un peccato che si sia voluto esaltare la mancanza della medaglia d’oro a ‘Chicca’ e non esultare per la salita sul secondo gradino del podio in un campionato mondiale. Tra l’altro, ‘Chicca’ è una ragazza di 22 anni con un nome e un cognome ed è un’atleta professionista, ma in prima pagina la si cita con il nomignolo, che rende ancora più piccolo il grande risultato ottenuto. E comunque, Chicca, grazie per averci regalato l’argento, eh, non ti diciamo brava per avere conquistato quella medaglia che porti al collo. Siamo un po’ delusi, ma per te, eh, mica per noi. Potevi fare di più, però alla fine una affettuosa pacca sulla spalla te la diamo lo stesso.

Di sicuro, nelle intenzioni, con quel titolo si voleva manifestare la vicinanza della città alla sua sportiva prodigio, per dirle che è mancato un soffio al primo posto, ma che va bene così, perché per noi resti sempre la nostra giovane concittadina, per cui ti aspettiamo a casa a braccia aperte, etc etc etc.

Ma a me leggere questo titolo stamattina ha fatto cadere le braccia.

Ma chi l’ha scritto e chi lo ha letto che ne sa di cosa vuol dire arrivare a quel punto della gara? Saprebbero fare quello che ha fatto lei? Perché giudicare così platealmente e indurre il pensiero della mancanza, di quello che sarebbe potuto essere solo se… ,  invece di sottolineare le capacità per l’eccezionale risultato ottenuto? Vuoi spronare qualcuno ad essere sempre ‘il migliore’? E chi saresti per farlo?

Ribaltare il punto di vista

Niente, siamo ancora fermi qui, continuiamo a usare frasi del genere, ribaltando il punto di vista dal quale il mondo e le persone sono già ‘migliori’. Perché vogliamo sempre sminuire ‘le imprese’ degli altri evidenziando quello che a noi sembra la mancanza o il fattore negativo?

Il sottotesto di frasi simili è infatti un “che delusione, non hai raggiunto il top, questa è una misera consolazione”. È un “ci aspettavamo di più, non sei stata all’altezza delle nostre aspettative”. È un “ti giudico dal divano mentre mangio e guardo la tv perché altro non saprei fare”.

È anche da parole messe insieme così, dette e scritte in maniera superficiale, che nascono i tanti problemi che sfociano in attacchi di panico e crisi d’ansia sempre più frequenti, soprattutto nei giovani. Le feroci critiche e i giudizi negativi che sono piovuti addosso all’attrice Matilde De Angelis, che nei giorni scorsi ha pubblicato un post su Instagram condividendo le sue difficoltà a gestire le crisi d’ansia dovute alla pressione e alla difficoltà di raggiungere gli alti standard di perfezione che la società chiede, mi hanno smontato i ricci e fatto diventare i capelli liscissimi dal nervoso. Ancora non c’è la sensibilità per capire le conseguenze che possono avere le parole. E non bisogna essere un’attrice famosa, o un campione del mondo in qualcosa, per accusare il colpo, può capitare a chiunque.

Se persistiamo in questo comportamento verbale che esalta le mancanze (e che si insinua in maniera subdola poco alla volta nella testa fino a farla ammalare) e non esulta per quello che invece c’è di bello, io ve lo dico, eh, prossimamente andrà ampliato il fondo per il bonus psicologo.

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