Spiaggia, viaggiatori e carrelli. La democrazia nei giorni della crisi di governo

Spiaggia, viaggiatori e carrelli. La democrazia nei giorni della crisi di governo

Comincio dalla fine. Lunedì 26 agosto, sono a casa ma ancora in ferie. Devo andare per forza al supermercato a fare la spesa. Ho frigo, freezer e dispensa, vuoti. Tanto chi vuoi che ci sia il lunedì mattina a mezzogiorno al supermercato? Tutti. Ci sono tutti. Forza e coraggio, cominciamo il giro.

Sono in zona frigo a scegliere lo yogurt e sento gli occhi addosso di qualcuno dietro di me. E’ una signora sugli ottanta che con il suo carrello, quando mi giro, mi guarda stizzita e dice: “Lei è troppo lenta, mi faccia passare che io sono più veloce”. Incasso il complimento e proseguo.

Più avanti mi supera una coppia di anziani. Mi ero fermata un attimo per consentire al commesso che stava posizionando la merce sugli scaffali di fare manovra con il grosso carrello carico di bottiglie d’acqua. Mi hanno guardata male e hanno inveito contro di me e contro di lui, cospiratori colpevoli di creare disagi agli utenti. E due. Mi avvio alla cassa, per oggi la mia dose di gentilezza ricevuta è raggiunta.

Oggi sarebbe pure l’ultimo giorno di calma e ‘dialogo’ prima della cascata di ‘cortesie’ che avverranno domani, dopo le nuove consultazioni di Mattarella che chiuderanno la crisi di governo scoppiata proprio nella settimana più tranquilla dell’anno: quella di Ferragosto.

Sì viaggiare

Ferragosto ha appena girato l’angolo ed eccomi in partenza per qualche giorno di vacanza al mare. La meta è una località della Liguria che si raggiunge facilmente con il treno in qualsiasi ora della giornata. Invece degli affollati interregionali, scelgo di prendere l’eurocity che fa la tratta Milano-Nizza. Una specie di freccia, ma italo-francese.

I compagni di vagone sono quasi tutti stranieri: giovani famiglie del nord europa, arabi, inglesi, francesi, di colore. Ma colore colore. E nessuno ha niente da dire, o da far capire con le espressioni del volto. Non vola una mosca per tutto il tempo. Un silenzio surreale: nessun cellulare che suona a volume da discoteca, nessuno che mangia la peperonata, nessun bambino che urla, piange e corre. Tutti educati e rispettosi. Un viaggio fantastico.

Una settimana dopo sullo stesso treno in direzione opposta, la carrozza era piena di italiani: “Scusi, facciamo cambio di posto così sto vicino a mia zia e ai miei bagagli?”. Posti prenotati e spazi per valigie in quantità anche senza doverle alzare. Cellulari che suonano Cosa importa seeeeee sognavi puerto ricoooooo, conversazioni su quel concorso ‘che non si sa se alla fine si farà’, focacce unte e soprattutto lei, lo spauracchio del viaggiatore occasionale: la dirimpettaia di posto che racconta la sua vita allo sconosciuto a fianco. Trovata! Ha parlato da quando sono salita a quando sono scesa, per fortuna le ha dato retta la sua vicina.

Potrebbe essere un buon presidente del consiglio, viste le intricate storie famigliari e il suo ruolo di mediatrice e collante fra figli, nipoti, nuore, ex nuore, nuovi compagni di figli ed ex nuore, consuoceri (ex e in carica), marito, fratelli e sorelle.

L’ultima spiaggia

Nei giorni in cui lo spillo ha bucato il palloncino e la crisi di governo è scoppiata, sono al mare. M’informo con le notizie essenziali dai tg, da twitter e dai giornali on line. Di più non ce la faccio.

In spiaggia (quella libera dove vado un paio d’ore la mattina e verso sera) al posto delle settimane enigmistiche noto Corriere della Sera, La Stampa, Il Sole 24 Ore. Notevole. Evidentemente l’interesse per la ‘cosa pubblica’ è alto.

Poi a fianco arrivano le famiglie social e quelle super organizzate, che della crisi hanno forse visto un post su facebook con la foto e la scritta Condividi se sei indignato.

Ci sono una mamma e papà con bimba. Piazzano una tenda di quelle nuove della decathlon per la spiaggia, un ombrellone, una sedia per lui, telo al sole per lei, telo gigante per la bambina, palette, secchielli e giochi vari, passeggino, borse. Il tutto disposto in modo da delimitare un’area di almeno 15 metri quadri. Quella famiglia si è appropriata di un’ampio spazio pubblico, l’ha fatto diventare privato e ha pure costruito i suoi ‘muri’. Notevole. Evidentemente l’interesse per la ‘cosa pubblica’ non deve essere alto.

Quelli super social sono invece tutti in riva al mare: fanno dei servizi fotografici con così tanti scatti che neanche i ferragnez. Tutti con pose apparentemente naturali e di sorpresa, che invece sono state costruite nei dettagli, provate e riprovate. Il bambino in piedi sulle spalle del papà in acqua, il tuffo, il pallone sotto la testa tipo cuscino mentre si fa finta di prendere il sole sdraiati sulla battigia in totale relax (che dura solo per le foto).

Tutta immagine da mostrare per fare like.

Tutti quei like che i politici attendono per continuare ad essere sulla cresta dell’onda anche da settembre in poi. Io ho il frigo pieno. Sono pronta per le nuove maratone di Mentana e per mettere il ‘pollice in su’ solo al Presidente della Repubblica.

Photo by lasabrimaio

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