Sono un’abituale frequentatrice di marciapiedi. Nel senso: muovendomi tanto a piedi, ci cammino sopra per chilometri. Ho perciò avuto il tempo per far caso ad alcune caratteristiche ricorrenti dei ‘marciapiedisti’. A tutti sarà capitato di incontrare alcuni di questi. Forse non gli ultimi di questa lista, quelli che però mi sono rimasti più impressi.
Quelli impegnati al cellulare
Li riconosco a metri di distanza: per la postura, per l’aria assente, per la camminata a zig zag, oppure perché avanzano sempre dritti incuranti degli ostacoli. Non sono nel qui e ora, sono su Marte e chissà quando.
Versione 1: testa piegata in avanti, un pollice o più spesso due, toccano lo schermo per scrivere forsennatamente dei messaggi. Versione 2: sguardo in alto o in avanti, ma sempre nel vuoto, con il cellulare in orizzontale ad altezza bocca perché sta registrando un vocale, o in alternativa, sempre in orizzontale, ma ad altezza orecchio, per ascoltarlo. Versione 3: quello che sta consultando Google Maps: si ferma all’improvviso, fa piroette, guarda in alto sui muri per trovare la targa con il nome della via. Spesso non si fida e chiede indicazioni alle persone. Spesso non si fida delle indicazioni date da quelle persone e ricalcolano il percorso. Ribloccando i passanti.
Quelli con un cane al guinzaglio
Il bau di qualunque razza e qualunque stazza tira sempre dove vuole. Se non sto attenta alle sue mosse, la cordicina allungabile e accorciabile a piacere dai proprietari (ma mai nei tempi giusti) finisce contro le caviglie rischiando di farmi inciampare. Spesso sono al cellulare (i proprietari, non il cane, ma per come ormai vengono agghindati, fra poco ce l’avranno anche loro), quindi non vedono dove va l’animale e mi devo fermare per far passare entrambi. C’è anche la situazione per cui cui bloccano il passaggio all’improvviso per fare pipì, se non qualcos’altro, mentre mi guardano (sempre i proprietari, perché al cane frega zero) con quell’aria da genitore che giustifica una stupidata pubblica dei figli con la frase ‘so regazzini...’.
Quelli che fumano
Le dita fra le quali tengono la sigaretta sono attaccate a una mano, che è attaccata a un braccio, che camminando oscilla avanti e indietro, provocando spargimento di fumo per un tot di spazio avanti e tot di spazio dietro di loro.
Mentre camminano aspirano e buttano fuori il fumo, che va subito dietro e a lato, costringendo chi lo segue, chi lo sorpassa o chi arriva di fronte, a entrare in una nuvola di tabacco. Spesso sono anche fermi davanti all’ingresso di bar o negozi che hanno l’entrata proprio dal marciapiede e quindi creano nuvole anche perpendicolari a quelle dei fumatori passanti. Un sopruso. Ho notato che va prestata particolare attenzione al lancio della cenere e del mozzicone. Prima di toccare terra e rimanere lì ti può finire addosso.
Quelli alla moda che fanno passerella
Ci sono le ‘modelle’ fra i 20 e i 30 anni abbigliate come Chiara Ferragni, che mettono a caso piumini abbinati a pantaloni estivi, senza calze, oppure scarponi da montagna con la t-shirt.
Ci sono quelle con età indefinibile ma con il tacco 12, che incespicano fra i saliscendi e la strada sconnessa (e che d’istinto mi viene da aiutare a stare in piedi mentre si piega loro una caviglia).
Ci sono i medio-giovani con le sneaker, zaini e borse giganti ed anche quella piccola con il pranzo, che camminano speditamente.
Da segnalare anche chi si è spruzzato un litro di profumo e lascia la stessa scia dei fumatori.
Infine, soprattutto il lunedì e il venerdì, trolley ovunque in zona università. Possono essere anche piccoli e nascosti, ma il rumore delle rotelline sul manto del marciapiede è amplificato come un concerto.
Quelli che camminano affiancati
Camminano in coppia o anche in tre e fanno muro. Non si spostano di un millimetro per farmi passare se arrivo di fronte, quindi sono costretta a scendere oppure ad appiattirmi contro l’edificio e aspettare che passi l’onda compatta e tirare un sospiro di sollievo per avercela fatta anche questa volta. Se vanno piano e voglio superarli, devo sperare che ci sia una strada e che non stia passando l’autobus.
Le mamme e i papà in zona scuola la mattina
Prima, hanno i figli per mano e i loro zaini sulle spalle: sono dei bulldozer e devono avere la precedenza, mentre ripetono ossessivamente muovitichesiamoinritardo. Dopo, fanno gruppo e diventano degli ostacoli improvvisi e inspostabili mentre raccontano le gesta dei loro bambini o hanno qualcosa da ridire sui troppi compiti a casa.
… #ecomunquegraziedomani è una caratteristica comune. Per fortuna non di tutti.
Una caratteristica comune di tutti questi tipi da marciapiedi, è che nessuno sorride o ringrazia se qualcuno si ferma per far passare prima loro, oppure scende dal marciapiede per agevolare chi magari ha un passeggino, borse grandi e pesanti o che sembra solo avere una gran fretta.
Una volta mi è capitato di essere ringraziata esplicitamente, e con anche un sorriso, per un gesto simile. E me lo ricordo ancora oggi a distanza di tempo.
Quel grazie e quel sorriso sono stati ripetuti tre volte: la prima da un ragazzo disabile su una sedia a rotelle più che trentenne, la seconda dalla madre ultra sessantenne che lo spingeva senza dar a vedere la fatica che faceva, la terza dal padre che li seguiva come fosse un bodyguard di tutti e due.
Chi aveva davvero il diritto di passare per primo si è sentito in dovere di ringraziare.
(Photo Credit Quinn Kampschroer da Pixabay)
