L’ansioso e l’evitante, una partita sempre ai supplementari

L’ansioso e l’evitante, una partita sempre ai supplementari

Ci sono un ansioso e un evitante.
Uso “un”, forma generica maschile sovra estesa, perché serve solo per spiegare il concetto. Tanto si capisce che questo è il caso in cui uno è uno e l’altro è una, e comunque sapere il genere dell’ansioso non fa testo come quello dell’evitante, visto che i ruoli sono interscambiabili.

Dicevo. Ci sono un ansioso e un evitante, che si conoscono, si trovano bene insieme: fanno cose e vedono gente, progettano, si scrivono, si parlano, ridono anche, si ascoltano e, azzardo, mi sa che si capiscono.
Non si toccano, né con le mani né con alcuna altra parte del corpo.
Si toccano, forse, con qualche sguardo che dura un millesimo di secondo, con qualche parola sfuggita che si mimetizza tra le altre. C’è sintonia, questa lo percepiscono entrambi, anche se di sé stessi rivelano ben poco.

Solo che.
Ecco, solo che.
Se l’ansioso prova a fare mezzo passo avanti, dall’altra parte scatta in fretta l’alzata di un muro. Che non è un muro di mattoni e nemmeno di cartongesso, è più una sottile barriera in plexiglass, quel materiale che serve giusto a separare per mantenere la distanza e delimitare i confini.
L’evitante aspetta e poi dimostra con mezza parola l’apprezzamento per il gesto, ma non ne fa un altro. Sta fermo. Immobile. Evita, appunto, di fare a sua volta quel mezzo passo che potrebbe portare ad altro, per paura, probabilmente, di perdere un equilibro raggiunto a fatica.
Questa situazione però all’ansioso alimenta un flusso di pensieri auto sabotanti e che confermano le proprie insicurezze: sono io a non essere meritevole della sua attenzione. Dall’altra parte, anche all’evitante scatta la paranoia: e se sono io a non essere capace di sostenere la nuova situazione? Meglio non scoprirlo.

E così finisce che restano lì. A perdere tempo, a crogiolarsi nelle proprie certezze che si vorrebbero cambiare, ma che sono scolpite dentro come una statua di marmo. Che poi, basta guardare la statua di Amore e Psiche di Canova, che è tutto un movimento, dolce e delicato da far quasi impressione, per capire che non c’è nulla di statico, nemmeno in una fredda statua di marmo.

Secondo me, ciascuno con i propri modi e i propri tempi, sa che l’altro è lì, a portata di mano e di cuore. Sa che c’è e starà lì. Gli basta? Se lo fa bastare. Finché… “non trovi un altro più bello che problemi non ha”.

[NDR: Avevo scritto un altro finale per questo post, ma la butto sul ridere perché non so, alla fine, come possono uscire da questa situazione un ansioso e un evitante. Non lo so e questo mi manda in cortocircuito i pensieri, perché delle due categorie, l’ansioso sono io].

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