L’insicurezza della sicurezza, il mondo trema e io pure

L’insicurezza della sicurezza, il mondo trema e io pure

Erano i primi giorni di marzo quando ci hanno detto che c’era un problema di sicurezza nazionale. Era il 2020 e da qualche settimana circolava un virus, in quel momento ancora sconosciuto, che avrebbe però sconvolto le nostre vite, tutte e in tutto il mondo, per un lunghissimo periodo.

Sono i primi giorni di marzo e ci dicono che c’è un problema di sicurezza nazionale. È il 2026 e le guerre localizzate in specifiche parti del mondo da qualche tempo, ora si stanno diffondendo e stanno pure allargando le maglie, coinvolgendo più Paesi e popolazioni. E si avvicina, paurosamente, anche a noi.

Mi ricordo la guerra del Golfo dei primi anni ’90. Mi ricordo le guerre Bosnia e nei territori dell’ex Jugoslavia. Mi ricordo quando leggevo sui giornali cosa succedeva nel mondo e guardavo i tg, allora le uniche fonti di informazione mediata.

Mi ricordo l’impotenza di una adolescente, quell’impotenza comune a tutti gli adolescenti di allora, ma che erano fiduciosi nel futuro. Mi ricordo anche la sensazione che fosse tutto (o quasi) lontano e che non potesse toccare le nostre certezze quotidiane, che una dopo l’altra ci avrebbero invece portato al futuro. Ora siamo adulti e assistiamo di nuovo, impotenti, ma disillusi, a quello vediamo in diretta minuto per minuto in tutti i nuovi canali d’informazione.

C’è un problema di sicurezza nazionale detto dal ministro della Difesa e quello degli Esteri poco fa dopo una nuova guerra che si allarga sui territori del Medio Oriente e coinvolge una buona parte del mondo, a me fa tremare le gambe.

La differenza dagli anni ’90 è che  quel futuro è oggi e sono adulta. Come allora, so che tutto passerà: tutto è ciclico, tutto cambia, tutto inizia e finisce, tutto si trasforma, tutto torna nuovo. Ma oggi ho bisogno di conforto, di rassicurazioni, di speranza e di sapere che ci sarà ancora un domani migliore ad aspettarci.

Oggi va così. Nessuna voglia di provare a ribaltare la prospettiva o di utilizzare l’ironia per alleggerire. Sono di nuovo come quell’adolescente impotente, che guarda e aspetta. Che faccio? Non posso far finta di niente, ma nemmeno angosciarmi. Quindi provo a concentrarmi sul piccolo, sul qui e ora. Continuo nella routine e a tenermi impegnata in tutte quelle cose che servono a pensare ad altro. Riduco il sovraccarico delle notizie.

Confido in domani. Ma proprio nel domani che arriva fra poche ore. Confido torni il sole a rischiarare anche i pensieri. O in un cioccolatino, o in un fiore, o in un sorriso.

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