A mano libera, a occhi lontani, a mente aperta

A mano libera, a occhi lontani, a mente aperta

È una prolunga della mano, che non sta in tasca o che muove le dita nell’aria, come a suonare i tasti di un pianoforte immaginario con le note che risuonano dentro.
È una calamita per lo sguardo, che è bloccato da un paraocchi che permette una visuale solo frontale e di pochissimi centimetri.
È uno sportello d’ascolto sempre aperto, anche se dall’altra parte non c’è nessuno a risponderti o anche solo fare un cenno con la testa per dire che c’è.
È una scatola di sensazioni, che vibrano in entrata e in uscita solo lì dentro.
È un contenitore a chiusura ermetica per la mente.

Sono impressionata dal colpo d’occhio dove ci sono tante persone in movimento a piedi.
Ogni giorno mi sembra di camminare sempre di più in mezzo agli zombie da schivare: tutti concentrati sullo smartphone, tutti a compiere le stesse azioni, tutti a testa china, tutti con una mano sempre occupata, con un orecchio o la voce rivolti a quella scatola.

Quell’oggetto ci ha preso la vita. Ci stiamo imprigionando da soli, mentre invochiamo la libertà.

Le persone, le cose concrete ed anche quelle immateriali che ci circondano e ci accolgono, non le vediamo più. Tutto quello che di reale c’è intorno diventa sfocato e passa in secondo piano.

Ma senza il reale chi siamo? Dove andiamo? Andiamo a sbattere contro gli ostacoli che non si spostano in fretta come me, che cerco di continuare a tenere mano libera, occhi lontani, mente aperta.

(È una riflessione un po’ amara. Anche questo post poteva essere leggero e ironico, ma in questo periodo sto notando tante cose là fuori che mi fanno pensare a come voglio vivere, o non vivere, per i prossimi anni.)

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