Fine della quarantena, titoli di coda a un pezzo della nostra storia

Fine della quarantena, titoli di coda a un pezzo della nostra storia

Caro periodo surreale che abbiamo vissuto a causa della pandemia, tra poche ore finirai chiuso in un cassetto (quello della memoria e basta, si spera) e aprirai le porta ad una nuova fase della vita di noi umani. Ho già addosso quella sensazione di quando sai che qualcosa sta per terminare.

La conferenza stampa del presidente del consiglio Conte tenuta stasera all’aperto ha concluso un capitolo di attese dei collegamenti, di DPCM, di polsini della camicia fuori dalla giacca blu elettrico, di ‘sforzi sin qui fatti’, di ‘curva epidemiologica’.

Da lunedì toccherà a noi sterzare, chissà che curve riusciremo a fare…

Questi ultimi tre mesi ci hanno messo davvero tutti alla prova.
All’inizio ci siamo sentiti vicini, anche se distanti fisicamente, ci siamo voluti bene, anche se non ci conoscevamo. Ci siamo commossi vedendo le strazianti immagini degli ospedali (soprattutto lombardi), i video girati in strade e piazze deserte (soprattutto quella di San Pietro con il Papa e il temporale). Ci siamo sintonizzati tutti, come per la partita della nazionale di calcio ai mondiali, per le comunicazioni di Conte che avrebbero decretato il destino delle nostre settimane seguenti, così come per il messaggio del presidente della Repubblica Mattarella (con il ciuffo bianco scomposto perché neppure lui poteva andare dal barbiere).

In quella fase l’interesse del ‘NOI’ si trovava sempre prima di quello dell”IO’.

Poi cosa è successo? E’ successo che ci siamo stufati di essere ‘NOI’, perché era più inusuale questo senso di unione che il dover rimanere a casa per decreto. Così i tanti ‘IO’ hanno cominciato a farsi avanti. Tutti si sono sentiti traditi, dimenticati, ignorati, perché non sentivano dire il loro nome dalle autorità (che comunque avevano un elenco in excel di più di 60milioni di nomi da gestire contemporaneamente).

Il mio nome non l’ho sentito e non l’ho visto citato da nessuna parte. Un bene, potrei anche azzardare, perché vuol dire che non sono entrata a fare parte del file con i fogli dei positivi, contagiati, ricoverati, guariti, deceduti.

Mica lo so se sono pronta a schiacciare il tasto play della vita dopo averla tenuta in pausa per un po’ di settimane.

Mica lo so se siamo pronti a ri-partire, ri-cominciare, ri-lanciare, ri-costruire.

E se invece quest’esperienza ci facesse partire più motivati, per cominciare a costruire un nuovo modo di lanciare noi stessi in una dimensione che comprende più solidarietà, unione, coraggio?

Questa la so, si chiama utopia. Avanti un’altra fase. E che sia distanziata dalla precedente e dalla successiva di almeno un metro, mi raccomando.

Foto from Pixabay

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