Non fosse stato per il sole che mi ha accompagnato per metà della mezz’ora in cui sono stata in coda mercoledì, il tempo non sarebbe mai passato. Quella per la farmacia è una coda mesta, silenziosa, grigia. Grazie al sole ho però scansato in fretta questa sensazione di tristezza, anche perché finalmente ero vicinissima ad un obiettivo che cercavo di raggiungere da diversi giorni: l’approvvigionamento di mascherine e guanti in lattice monouso.
Nei giorni precedenti ho fatto telefonate su telefonate a tutte le farmacie della zona, ma tutte avevano sempre la stessa risposta: “No, non abbiamo mascherine e non sappiamo dire se e quando ce le consegneranno”. Un paio mi hanno detto di non chiamare più, ma di seguire le loro pagine facebook e instagram, perché avrebbero segnalato lì la disponibilità.
Ho così scoperto che il meccanismo dell’informazione su facebook funziona come il televoto dei programmi tv: il farmacista/conduttore dà il via e mette il cartello ‘Sono arrivate le mascherine’ e poi poco dopo, quando non ne ha più, decreta lo stop, con un altro cartello con scritto ‘Mascherine esaurite’.
Mercoledì in pausa pranzo vedo il post di una di queste farmacie, pubblicato il giorno prima verso sera, con l’annuncio del via. All’ora dell’apertura pomeridiana mi precipito e ho già sei persone davanti, in un attimo altrettante dietro. L’uomo prima di me ha in mano un barattolo di vernice, quindi deduco che prima sia passato anche in qualche ferramenta. La mascherina gli copre naso e bocca. Ad un certo punto però la abbassa per fumare una sigaretta, che poi getta a terra, mentre si rimette il dispositivo di protezione individuale su naso e bocca. Il massimo dell’igiene, al di là del virus, per sé e per gli altri.
Ho avuto un dejà vu. Mica mi si ripresenterà anche il resto a cui ho assistito il giorno prima?
A turbare la tranquillità della coda questa volta è una donna, che parcheggia l’auto proprio davanti all’ingresso della farmacia, in divieto di sosta. Scende tutta bardata e chiede al primo della fila se la fa passare perché tanto vuole solo chiedere se hanno le mascherine e quanto le fanno pagare.
Stavolta non ci ho pensato due volte. Ho abbassato la mia sciarpa e le ho detto che anche molti di noi erano lì per lo stesso motivo, che avrebbe quindi potuto mettersi in fila e aspettare come tutti. E’ ripartita sgommando, probabilmente per fermarsi alla prossima farmacia e fare la stessa scena. Non è partito l’applauso, ma ho percepito l’approvazione di almeno tre persone dopo di me. Quando si dice essere distanti, ma vicini, sconosciuti, ma solidali…
Pronti. Tocca a me. La farmacista mi annuncia che a ciascun cliente possono vendere al massimo quattro mascherine (di tipo chirurgico, le uniche a disposizione). Quattro. Come il numero massimo di biglietti per i concerti che si possono comprare on line. Che ci sia il secondary ticketing anche per questa cosa? Ok, va bene. Le chiedo anche una confezione di guanti in lattice, la più semplice. Non necessito di prodotti supersonici e nemmeno in gran quantità, visto che non avrò uscite da fare ancora per un bel po’.
Risalgo nella mia auto e appoggio sul sedile le quattro mascherine, la confezione da 100 pezzi di guanti e uno scontrino da 25 euro.
Missione compiuta, posso rientrare contenta. Adesso ho finalmente in mano il kit per diventare un ‘allegro chirurgo’, per fortuna, solo di casa.
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