Due mesi dopo il pronti, attenti, via. Nuove abitudini e mentalità

Due mesi dopo il pronti, attenti, via. Nuove abitudini e mentalità

E vissero felici e contenti. Fine. No, fermi tutti: c’è il bonus con i protagonisti qualche tempo dopo lo stop alla storia. Qui il restate tutti a casa (perché tanto è tutto chiuso, dove dovete andare, fatevelo consegnare a domicilio mentre fate il pane e intanto provate a tagliarvi da soli la frangia) è finito giusto giusto due mesi fa. Cosa è successo in questo periodo? Cosa è cambiato? Siamo cambiati? E se sì, come?

Cambia il tempo ma noi no

Il cambiamento che abbiamo percepito tutti di più è stato quello del salto dall’inverno all’estate senza passare dalla primavera. C’è stata anche quest’anno, garantiscono gli esperti, ma non ce ne siamo accorti.

La tuta, il pigiama e i vestiti da casa non hanno permesso di capire il clima fuori, per cui a metà maggio alcuni indossavano il piumino 100 grammi e altri le magliette e i sandali ai piedi. Poi giugno è sembrato novembre, perché ha piovuto per buona parte del mese e ha contribuito allo sfasamento climatico/temporale di molti, mandando in tilt i sensori dei metereopatici, sempre in farmacia per curare la qualunque. Luglio è cominciato ed è in sé. Forse ci mettiamo in pari prima che cominci l’autunno.

Fatti più in là

Evitare gli assembramenti e rimanere distanziati di almeno un metro dalle persone erano i due concetti chiave che tutti sembravano aver afferrato. Ad inizio maggio.

Sono bastate poche settimane per disinstallare dalla memoria queste certezze per far spazio ad altre informazioni importanti, tipo il calendario delle partite di calcio con la ripresa del campionato.

Ci siamo indignati per quelle poche decine di persone sui Navigli a Milano, che sembravano chissà quante e tutte appiccicate grazie anche all’angolazione delle foto, per poi moltiplicarle poco dopo in molti luoghi pubblici, come piazze e spiagge.

Lui chi è? Come mai l’hai portato con te? Il suo ruolo mi spieghi qual è?

Hanno riaperto tutte le attività produttive, commerciali, i negozi, i parrucchieri, le estetiste, i bar e i ristoranti. Gradualmente e con protocolli di sicurezza e linee guida per la cui interpretazione e applicazione si sono rese necessarie altre task force (ma quanto è piaciuta questa parola insieme a lockdown in questo periodo, eh?!) di professionalità diverse. Per capirle ci si sono messi esperti in normative sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, avvocati, geometri, linguisti, burocrati, gli imprenditori stessi. Ora siamo tutti in attesa di conoscere le linee guida per la riapertura delle scuole a settembre. Serviranno altre figure in questi gruppi di lavoro, la faccenda si complica. Suggerirei di inserire dei bambini che frequentano le elementari: conoscono le nuove norme meglio degli adulti e sono molto più concreti.

Comprami sono in vendita

I negozianti a un certo punto sono stati pronti a ripartire, noi clienti no. Io le prime volte mi fermavo all’ingresso, alzavo le mani e chiedevo ‘ditemi voi cosa devo fare per entrare’.

Dunque, mascherina: obbligatoria. Guanti: sì, no, forse, prendi quelli all’ingresso, li indossi e poi li butti quando esci, metti i tuoi ma usi comunque l’igienizzante, basta che igienizzi le mani. Se fai più di tre negozi di fila le mani si sciolgono e ti chiedono pietà, con o senza guanti.

Per fare shopping adesso devi sapere prima di cosa hai bisogno, individuare il negozio, non distrarti dall’obiettivo, andare in cassa e uscire. La prova vestiti va fatta solo se strettamente necessaria, troppo faticosa. Provare dei jeans è un’esperienza per eroi: nel camerino fa così caldo che si cuoce la pizza, ovviamente non respiri perché hai la mascherina, se hai i guanti di lattice si prendono dentro la cerniera, non riesci a centrare l’asola del bottone, poi li togli a fatica, ti rimetti i tuoi vestiti e prova a riallacciare le stringhe delle scarpe se sei capace…

Ma come porti i capelli bella bionda

Fissare il primo appuntamento dai parrucchieri è stata per molti un’impresa. L’attesa è stata lunga e carica di aspettative, come per un qualsiasi primo appuntamento galante.

Nei loro saloni ti accolgono bardati da astronauti e ti preparano ad un’esperienza mistica. Intanto perché respiri poco e male per diverso tempo (perché devi tenere sempre su la famosa mascherina) qualsiasi cosa ti devono fare o qualsiasi cosa succeda. Poi non puoi muoverti senza il loro permesso: l’occupazione degli spazi è regolata da un sistema di viabilità interna che gestiscono loro a centimetro quadrato.

I parrucchieri sono super accessoriati e puliscono in continuazione qualsiasi cosa. Ci manca poco che igienizzino a uno a uno anche i capelli tagliati finiti sul pavimento prima di buttarli.

Di una cosa su tutte si nota la mancanza: non ci sono più le riviste di pettegolezzi da sfogliare mentre aspetti che si fissi il colore. Io che ne facevo passare una dietro l’altra per rimanere aggiornata. Niente, guardi la tua immagine riflessa nello specchio per tutto il tempo. Uno spettacolo visto che sei con la stagnola in testa, la mascherina su naso e bocca, la mantellina di plastica monouso sulle spalle che arriva alle ginocchia.

Una rotonda sul mare (del dehor)

Capitolo ristorazione. Bella l’idea di ampliare i dehor di bar e ristoranti per recuperare lo spazio tolto dalle normative. Meno belle alcune posizioni concesse, come alcuni parcheggi sulla strada dove affaccia il locale, con le auto che ti passano a mezzo metro (meno della distanza da mantenere con gli altri seduti al tavolino con te), vicino alle rotonde, su marciapiedi e strade pedonali e piste ciclabili. In alcuni casi sarebbe più sicuro mettere le sedie dell’autogrill lungo la prima corsia dell’autostrada.

Poi, suggestivi nei luoghi di mare o turistici. In pianura padana, tra Milano e Torino, in questo periodo in cui comincia l’afa, ci sono i raduni delle zanzare, che non sono soggette ai vincoli delle norme antivirus. Dentro comincia a far caldo e l’aria condizionata non è ancora ben chiaro se e come può essere tenuta accesa. In qualunque caso boccheggi, e si vede, perché se stai seduto al tuo posto ti viene concesso di lasciare libera la bocca per poter bere e mangiare.

I menù adesso sono stampati sulle tovagliette di carta, scritti su lavagne, su fogli plastificati, oppure on line inquadrando il QRcode con lo smartphone. Conviene trovare qualcosa lì perché i camerieri, con mascherine e un po’ distanti, anche se ti sciorinano tutta la lista, tu capirai solo ‘spritz’.

Siamo l’esercito dei selfie

I comportamenti sui social si sono modificati in questi ultimi mesi. Ma una notizia confortante (quasi quando i dati sui guariti che danno tutti i giorni) è che da giugno è tornato tutto come prima. Sono finite le dirette su instagram a qualsiasi ora, i post e le stories sono tornati ad essere patinati e promozionali, i commenti su facebook sono di nuovo aggressivi, polemici, divisivi. Alla faccia degli arcobaleni, delle bandiere italiane, del volemose bene. Solidarietà, vicinanza, semplicità sono scadute come un contratto a tempo determinato.

Dovevamo uscirne migliori, al momento ne siamo solo usciti (un po’ e per un po’). Ma adesso arriva davvero l’estate, quindi è in partenza la gara dei selfie in vacanza o anche nel giardino di casa mentre si fa la grigliata e fino a settembre sembriamo tutti più belli, bravi, felici. Poi si vedrà.

Foto from Pixabay

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