Quando finirà l’effetto dell’anestesia? Io avrei fame, ma di vita

Quando finirà l’effetto dell’anestesia? Io avrei fame, ma di vita

Come si caaaaaambia per non moriiiiiire, come si caaaaaaambia per …. Per? Per cercare di mantenere un certo equilibrio mentale in questo lungo e faticoso periodo. Non ho figli, per di più a casa in didattica a distanza, quindi non posso capire il disagio dei genitori, lo so. Ma anche qui la situazione sta cominciando a scricchiolare.

Celo, celo, manca

Non riesco nemmeno a dire cosa mi manca di più della vita ‘di prima’ perché non mi ricordo nemmeno più cosa facevo e pensavo ‘prima’. Mi sto abituando a non fare nulla che non sia soddisfare le necessità primarie. Nel 2021 mi sento come sotto l’effetto dell’anestesia.

Ho avuto esperienza di anestesie solo per i denti, ma la sensazione di non riuscire a centrare la bocca con il cucchiaio quando è ancora in circolo, me la ricordo bene. Ecco sono sotto anestesia da qualche mese. Prima però cercavo di mangiare lo stesso anche nelle ore con la bocca inesistente: avevo un calendario fitto di appuntamenti culturali on line. Leggevo un libro dietro l’altro. Facevo chiacchierate interminabili al telefono e in videochiamata. Mi vestivo, truccavo e sistemavo i capelli anche se ero da sola in casa.

Dopo mesi mi ritrovo che mi si è abbassata notevolmente la soglia dell’attenzione e soprattutto della sopportazione. La mia testa salta da una cosa all’altra di continuo. La sento proprio che scatta.

Non riesco più a leggere libri: mi guardano e mi chiamano quelli che avevo comprato e non vedevo l’ora di cominciare, ma adesso li ignoro.
Non riesco più a seguire eventi on line: mi provocano fin fastidio le presentazioni di libri, gli spettacoli teatrali e gli eventi ‘live’. In tv non riesco a vedere un film per intero, su Netlix faccio passare le anteprima delle serie e non ne comincio nessuna perché mi sembrano tutte lunghe.
Non riesco più a guardare i telegiornali: dopo i titoli cambio canale perché non sopporto più tutte quelle parole e quei commenti. Mi innervosisce persino il programma Cortesie per gli ospiti, che mi distraeva all’ora di cena.

Cerchi la novità, trovi il vintage consumato

L’esercizio di trovare cose belle anche nelle piccolezze è sempre più difficile da fare. Anche quelle diventano sempre le stesse, essendo ogni giorno la replica del precedente, ormai da tempo.

Mi vesto solo per andare in ufficio, poi sempre in tuta o pigiama. I capelli cominciano a fare quello che vogliono, tanto sanno che non potranno essere toccati dalla parrucchiera per almeno un altro mese abbondante e se ne approfittano già.

Per trovare un diversivo ho fatto il cambio stagionale dell’armadio. Velocissimo, visto che per la scorsa primavera non avevo comprato nulla e quindi i pochi capi rimasti sono modelli delle collezioni di anni fa. Ho un armadio ‘vintage’ senza volerlo. Anestetizzato pure lui.

Ecco cosa mi sta capitando dopo mesi di tranquilla attesa e pazienza, mista a rassegnazione. Percepisco però che non sono l’unica ora a vivere così.

L’insofferenza verso questa vita limitata sta crescendo, in modi diversi. Adesso anche le persone più miti, accondiscendenti e ottimiste stanno cominciando a dare segni di affaticamento. Lo vedo, lo sento. Esce ovunque. Lei, la fatica.

Quelle contraddizioni che pesano sempre di più

Adesso faccio fatica anche a sopportare tutte queste distinzioni e interpretazioni su ciò che è essenziale, su cosa si può fare e cosa no.

Il caffè e l’aperitivo a gruppi davanti al bar sì (il concetto di asporto non è mai stato compreso e adesso nessuno fa nemmeno più finta che ci sia questa regola), il lavaggio, asciugaggio e la piega al cane sì, la mia ricrescita e il mio taglio di capelli ormai fuori da qualsiasi linea no, le vacanze alle Baleari sì, andare dai miei a 25 chilometri da casa no. E poi, i bambini delle dipendenti di un’azienda insieme nell’aula computer vicino alle mamme per seguire le lezioni delle elementari sì, le scuole e i nidi no visto che sono stati tutti chiusi.

Dove sta la logica adesso? Forse sta cominciando a sfuggire di mano la situazione.

Quindi, che si fa d’ora in poi? Rischiamo l’estinzione del genere umano a causa del virus, che ci fa fuori proprio fisicamente, o rischiamo di ritrovarci con una mutazione irreversibile del stato mentale del genere umano, che ci fa stare qui fisicamente, ma che avrà ripercussioni su ogni aspetto della società tra non molto?

Chi mi sa dire per certo quando finirà l’effetto dell’anestesia? Avrei fame e vorrei nutrirmi non solo di tutto quel comfort food che sta nella mia dispensa di casa o che mi faccio portare con i delivery.

Avrei fame, ma di vita.

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