“E’ l’ultima occasione che ho di uscire prima di tornare murato in casa”. La voce è quella di un ragazzino che parla al telefono mentre cammina a passo spedito in centro città venerdì pomeriggio, da solo e con la mascherina. La voce gli trema, sembra abbia il magone. Non riesco a vedere se ha anche gli occhi lucidi, riesco solo a percepire la sua frase e accorgermi chi la sta pronunciando perché passa veloce oltre a me.
“Mamma, ma quindi positivo significa che hai il virus e negativo no, giusto? E quando si deve fare di nuovo il tampone per uscire di nuovo da casa? Ma anch’io posso poi fare il vaccino?”. Queste sono le domande di un bambino, più o meno da età di prima elementare, che cammina affiancato alla madre, e che ho colto il giorno prima durante il percorso a piedi verso casa. Lui sembra proprio curioso di sapere come funzionano tecnicamente tutti i passaggi, la mamma invece sembra più preoccupata di usare le parole giuste per fargli capire la situazione senza trasmettergli paura.
“E quindi da lunedì torniamo rossi. Ma questo fine settimana come funziona? Ho sentito che forse in Piemonte anticipano le restrizioni”. A dirlo è un uomo di mezza età fermo all’angolo tra le due vie principali del centro rivolgendosi a un altro uomo, a più o meno un metro di distanza. Colgo la frase mentre giro verso destra. Qui il tono è quello di una persona informata, ma anche tanto confusa da tutte le notizie e le anticipazioni che ci inondano prima dell’ufficialità dei provvedimenti.
“Scusi, ma la prossima settimana posso venire io a prendere la vaschetta di gelato o dovete per forza portarmela voi? Non abito qui intorno, non so se uscire per venire a comprare il gelato è considerata un’uscita per necessità”. La richiesta alla commessa della gelateria (dove mi sono fermata per prendermi la solita scorta di soddisfazione da portare a casa) è di una donna che apre la porta e si mette a debita distanza sia da me che dal bancone. E’ seria, sembra si stia organizzando per affrontare senza sorprese le prossime settimane.
“Mi dai qualche dritta su come affrontare la nuova zona rossa? Qui non l’abbiamo mai provata”. A chiedermelo stamattina è un’amica che abita vicino a Roma. In quella regione, da quando è stato istituzionalizzato il gioco della Strega comanda color, non hanno mai attraversato settimane da semaforo che impone l’alt. In questo caso la domanda è ironica, ma serve per darsi supporto a vicenda anche se a distanza.
Tenere alto l’umore oltre la soglia della porta rossa
Il coro delle voci dalle zone arancioni è molto variegato. Se le ascolti una per una però ti accorgi che non c’è altro argomento di conversazione fra le persone che non sia questo. Tutto gira intorno alle limitazioni che ci toccherà sopportare ancora.
Rassegnati, repressi, privati dell’energia. Stanchi, arrabbiati, aggressivi. Pragmatici, razionali, fiduciosi. Confusi, smarriti, critici. Positivi, negativi, neutri.
La nuova sfida sarà quella di tenere su l’umore, il proprio e quello degli altri. E quindi “batti le mani, schiocca le dita, umore alto tutta la vita” dopo aver richiuso dietro di noi la porta rossa. E buon confinamento a tutti.
