Mancano poche ore alla Giornata internazionale della donna, sbrigativamente chiamata ‘Festa della donna’. Già brillano i titoli delle notizie e gli approfondimenti su quanto sia fondamentale l’apporto delle donne nel mondo dell’economia, nella società e bla bla bla, di quanto il loro peso stia aumentando e di quanto i loro stipendi siano inferiori, ma che alla fine tutto è accettabile per i tempi in cui viviamo.
Fin qui le solite cose, tanto che non mi stupisco nemmeno più dei copia e incolla retorici dai testi degli anni precedenti.
Ma se c’è una cosa, banale, leggera, insignificante, che mi fa ancora saltare su è l’uso del in rosa che si accompagna a qualsiasi cosa che abbia a che fare con il mondo femminile. Anche quello di gruppi che hanno potere decisionale.
Le imprese in rosa (aumentano, diminuiscono, frega niente a nessuno), il fiocco rosa perché è nato il comitato delle dirigenti donne all’interno di un ente pubblico, la corsa in rosa per ricordare una volta l’anno che le donne corrono (non tutti i giorni, una volta all’anno).
Il fiocco rosa, o l’aggiunta in rosa, è ancora d’obbligo per inquadrare il tema. Non è una gentilezza, un ossequio, un segno di rispetto ed educazione. È pigrizia mentale, è fermarsi al ‘si è sempre detto così’, è stare imbalsamati, mentre il mondo si muove davanti ai nostri occhi. Dove anche i colori sono cambiati.
Ma perché l’azzurro per il CDA di soli uomini non va bene?
Seguendo questa logica, se le imprese con una donna a capo sono in rosa, se il gruppo dirigente di donne è in rosa, allora anche tutti i Consigli d’Amministrazione dove ci sono (e ci sono sempre stati) solo uomini dovrebbero essere ancora oggi accompagnati da in azzurro, o no?
Di giornali ne leggo, di notizie in giro anche, eppure non mi è mai capitato di imbattermi in “Formato il CDA del nuovo ente in azzurro”. “Fiocco azzurro a palazzo X, ecco i componenti del Comitato Y”.
Se utilizzato farebbe ridere, giusto? L’autorevolezza del CDA o del comitato maschile verrebbe così sminuita. Oh, gli uomini parlano di cose serie quando si trovano per lavoro, mica di calcio o altro che non sto a scrivere.
Perché invece in rosa e il fiocco rosa sono accettati e vanno sempre bene? Perché un gruppo, anche dirigente, composto da donne viene ancora visto come un orpello, un vezzo da tacchi, vestitini e riunioni con tè e pasticcini per parlare di trucchi. Perché il fiocco sottintende il tema della maternità, non comprendendo il valore della paternità.
A me il colore rosa piace, ma riconosco che non è un passepartout e che va bene sempre con tutto. L’armonia, anche dei colori, va coltivata, sperimentata, cambiata se necessario, per trovare il giusto equilibrio e portare bellezza. E se lo facessimo anche con le parole?
