Ho passato un bel po’ di tempo da sola ad agosto. Complice il periodo delle ferie, ho avuto modo di stare a tu per tu con me stessa e di farmi un sacco di monologhi silenziosi.
Dunque: i mei mantra ‘lascia andare’ e ‘liberati dalle aspettative’ sono sempre in pole position per provare a vivere meglio, ma si sa, che sono difficili da seguire e soprattutto applicare.
Quello che ho provato a fare è scandagliare i cosa non va, perché, e pensare a soluzioni.
Posso dire che dopo la presa della bastiglia (e anche della pastiglia, quello per alleviare il mal di schiena che mi perseguita da mesi), agosto è stato il mese della presa di coscienza.
Ho realizzato che quello che devo fare è mettermi al centro. Non far dipendere il mio stato d’animo, umore e finanche lo stato fisico, da fattori esterni o dalle altre persone. Spostare su di me la responsabilità di come sto. Il primo passo è riconoscere cosa sento: delusione? Ansia? Frustrazione? Insofferenza? Mancanza? Ma anche, gioia? Soddisfazione? Eccitazione? Leggerezza?
Dei miei blocchi emotivi e comportamentali devo parlarne con un professionista. So quali sono, da dove arrivano e come hanno fatto a diventare sempre più grandi, mano a mano che gli anni passavano. Questi, senza un aiuto esterno, sono però sicura che restano lì, non si superano.
Ci sono però cose più semplici che posso fare per smuovere la situazione. Una cosa che riconosco è che ho sempre sminuito e lasciato inespressa la mia femminilità. Qui sarebbe facile: una consulente d’immagine, una dermatologa, un po’ di shopping guidato. Non risolve, ma può aiutare.
Poi il benessere fisico, anche questo sempre un po’ trascurato per pigrizia. Basta trovare una palestra adatta a me, impegnarmi in qualche corso di yoga o tonificazione, giusto per tenere attaccati tutti i pezzi.
C’è una cosa che ho realizzato di aver bisogno: quella di lasciarmi andare in un lungo abbraccio, accompagnato da un sorriso. Di quelli che ti dicono, tranquilla, stai qui un po’, ci penso io a te in questo momento. Ecco, questa è un po’ difficile da realizzare perché presuppone che si sia un’altra persona disponibile ad accogliere questa esigenza. E considerando che io non chiedo e credo nemmeno lo faccio capire indirettamente, finisce che rimane lì, tra i desideri della lampada di Aladino, che però è fuori servizio. Vabbè, questa per il momento va in sala d’attesa e lì ci rimane.
Ecco in concreto l’elenco delle cose potrei fare in questi mesi:
– iniziare una terapia con una psicologa (facile a dirsi, ma ci sono ancora ostacoli che devo superare)
– consultare una dermatologa per sistemare un paio di cose sul viso per le quali non mi riconosco più (più facile, è un tipo di medico, come il dentista, che non mi mette ansia, al contrario di tutti gli altri)
– andare in palestra e fare movimento (devo trovare quella a mia misura e fare prove)
– fare una consulenza d’immagine per migliorare il mio look (conosco, sarebbe facile e veloce, meno per il budget per lo shopping consigliato).
E poi ancora una cosa:
– chiedere.
Quest’ultimo punto, chiedere, dovrebbe essere la cosa in assoluto più semplice da fare ma mi sa che resta la più ostica per me.
Vediamo settembre come va. La testa sarà impegnata in altre mille cose, quindi starà allerta su altro. I pensieri personali continueranno ad arzigogolarsi ma si dovranno contendere lo spazio e le energie. Ci sarà il tempo per fare? Va trovato.
(… continua).
