Scegliere le parole da usare è importante, anche ‘ai tempi del coronavirus’

Scegliere le parole da usare è importante, anche ‘ai tempi del coronavirus’

Accendo la tv, leggo i giornali, mi connetto a internet e ovunque trovo la curva epidemiologica che mi osserva. Non voglio vanificare gli sforzi sin qui fatti e farla risalire, perciò rispetto le regole, anche perché potrei trovarmi da un momento all’altro gli assistenti civici che mi rimproverano e mi fanno una multa, come gli ausiliari della sosta che già conosciamo bene. Se voglio entrare in un luogo al chiuso, ma aperto al pubblico, devo fare una capriola mentale all’ingresso perché è vietato entrare senza mascherina. Cosa è permesso invece fare? E poi attenzione, sempre e comunque, al distanziamento sociale: non è che mi sono persa un dipiciemme con una nuova regola per cui devo scollegarmi da facebook e da tutti i social per non essere contagiata?

Abbiamo avuto un sacco di tempo ultimamente per fermarci a pensare, eppure non siamo stati capaci di trovare le parole più adatte per comunicare anche concetti semplici, che tutti dovrebbero capire. Ogni parola vuol dire tutto e niente ‘ai tempi del coronavirus’, che spero finiscano in fretta, perché ne ho basta di sentire anche quest’espressione. Oltre ad assembramento, s’intende.

La curva epidemiologica non si ammala, le persone sì

“Non è il momento di abbassare la guardia. Non dobbiamo vanificare gli sforzi sin qui fatti e soprattutto non dobbiamo far risalire la curva epidemiologica”. Ce lo ripetono in continuazione.

Quindi dovremmo attenerci alle regole per non far salire una curva? Ma dove sono le persone, dove sono gli esseri umani, in questo messaggio?

Io metto la mascherina, rispetto le distanze e faccio tutto quello che dobbiamo fare. Ma lo faccio per evitare che le persone si ammalino, per evitare di contagiare ed essere contagiata: non lo faccio per una curva.

Per gli addetti ai lavori significa tante cose, per me è un tratto su un grafico, asettico e anaffettivo. La curva non si ammala, non va in ospedale, non è lei che deve essere curata. Si curano le persone, non le curve.

Quanto è importante far passare un messaggio in maniera chiara e comprensibile a tutti, visto che il pubblico a cui è destinato è generico e non puoi dividerlo in sezioni? L’andamento di una curva dovrebbe importare a chi sa cosa rappresenta quel movimento, all’esterno andrebbe tradotto. Rispetta le regole o potresti ammalarti, oppure contagiare e far ammalare altre persone, qualcuno che conosci e a cui vuoi bene, un estraneo che a sua volta potrebbe ammalarsi e far ammalare altre persone.

Rendere semplice un concetto non è semplificare. Non è dire che in Lombardia per essere contagiato dovrei trovare due positivi contemporaneamente vicino a me perché l’indice di riferimento è a zerocinquanta. Anche se, dopo questa traduzione, penso che sia stato meglio non rischiare sulla semplificazione della curva epidemiologica.

Gli assistenti civici come gli ausiliari della sosta

Chissà se vedremo mai in giro per le nostre città gli assistenti civici.
Queste figure non dovrebbero solo guardare se indosso la mascherina, se sono lontana almeno un metro dalle altre persone, se faccio parte di un assembramento: in quanto assistenti mi dovrebbero seguire e aiutare. A far cosa? A imparare l’educazione civica, a metter in pratica comportamenti civili, ad esempio. Tipo quello di non buttare i mozziconi di sigaretta per terra, di non suonare il clacson a caso, di lasciare passare i pedoni che attraversano sulle strisce, di rispondere gentilmente alle domande, di rispettare le opinioni degli altri… Solo per dirne alcuni.

In base al nome che hanno scelto per loro dovrebbero conoscere ad esempio la costituzione italiana, avere qualche nozione di diritto pubblico, dei regolamenti specifici delle città in cui presteranno opera.

In pratica, invece, basterà che sappiano contare fino a 10, che conoscano le unità di misura e magari le equivalenze tra metri e centimetri. E poi che abbiano dieci decimi per occhio e resistenza fisica per stare in giro a camminare per ore.

Quasi le stesse competenze richieste per la figura degli ausiliari della sosta. Anche in questo caso, in base al loro nome, dovrebbero aiutarmi a parcheggiare l’auto, anche con manovra a esse sulla sinistra e in poco spazio. E invece controllano solo se c’è il tagliandino del parcometro, se il tempo non è scaduto, e fanno le multe.

Gli avvisi sui cartelli, contorsionismi mentali per capirli

Adesso in ogni luogo al chiuso ma aperto al pubblico, come nei negozi, devono essere esposti dei cartelli per segnalare le regole da seguire per potervi accedere.

L’avviso fondamentale è che è vietato entrare senza mascherina. Se, come prima cosa, mi dici che è vietato entrare, smonti già la mia voglia di superare la soglia del tuo negozio. Con un inizio così mi fermi subito, non so se sono il benvenuto. Poi mi dici che è vietato senza: devo quindi fare una capriola mentale e chiedermi cosa devo fare invece per entrare, se sono proprio motivata. Se non posso senza, devo quindi con.

Non è più facile dire che ‘per entrare è obbligatorio indossare la mascherina’? Così mi inviti ad entrare e mi dici subito cosa devo avere addosso. Sì, sarebbe anche un bene precisare indossare. Perché il con può voler dire entra anche se ce l’hai in borsa, al polso, sotto il mento. E sappiamo che deve coprire bocca e naso.

Distanziamento sociale e assembramento, parole preziose

La chicca che il distanziamento da rispettare sia sociale anziché fisico l’hanno già fatta notare in molti. Mi unisco al coro di chi non è d’accordo con l’uso di sociale per definire il concetto di mantenere la distanza interpersonale di un metro.

Se fosse sociale, infatti, dovremmo scollegarci tutti da facebook, instagram, twitter e gli altri social. C’è qualche dipiciemme che mi sono persa in cui è contenuta questa misura urgente per il contenimento del contagio?

Se fosse davvero sociale non dovremmo più aiutarci e sostenerci, lavorare, vivere, emozionarci, comunicare con gli altri. Da vicino o da lontano. Non dovremmo più parlare o interagire con le altre persone. Sicuri che non fosse stato più facile usare l’idea di fisicità per spiegare il concetto?

E infine l’assembramento, un gioiellino di parola che brilla più di tutte in mezzo alle preziose scelte per comunicare in questo periodo d’emergenza. E’ stata utilizzata fino a febbraio 2020 solo nel linguaggio burocratico e ufficiale, nei regolamenti, nelle leggi. Abbiamo dovuto cercare il significato su google per scoprire che un generico raggruppamento di persone sarebbe potuto andare bene lo stesso per farsi capire al di là dei decreti.

E infatti in molti parlano di assemblamento, come quello che hanno fatto per montare in fretta una libreria che serviva da sfondo per le dirette social, i collegamenti con i programmi tv, le videochiamate.

Foto from Pixabay

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