… tre mesi e mezzo dopo. ‘Ndo ‘nnate? Che ffate?

… tre mesi e mezzo dopo. ‘Ndo ‘nnate? Che ffate?

Dopo il periodo estivo vissuto come fossimo tutti in luna di miele, eccoci di nuovo a casa ad aspettare la raffica di decreti del presidente del Consiglio e le ordinanze della Regione che da qui a qualche giorno ci faranno scoprire qualche déjà vu.

E’ proprio vero che non ci sono più le mezze stagioni: della primavera non ci siamo accorti, dell’autunno abbiamo avuto giusto il tempo di capire che il tempo stava cambiando, poi di nuovo una frenata. Quando potremo forse uscire un pochino più liberamente farà parecchio freddo e forse ci sarà la neve. E comunque non è detto, visto che non ci sono più certezze, anche il clima potrebbe rivelarci delle sorprese prima della fine di questo incredibile 2020 e offrirci una glaciazione o l’avanzamento di un nuovo deserto nella pianura padana.

Non ho più scritto qui e mi sono affacciata poco anche dai miei profili social in questi mesi perché avevo bisogno di respirare. Sentivo che avrei fatto fatica a reggere un confronto on line. Avevo bisogno di stare nella mia bolla, fatta di libri, musica, idee per rendere la mia casa ancora più confortevole (e pronta per ogni evenienza, cosa pensata e realizzata per tempo, non come la riorganizzazione degli ospedali a quanto pare), di stare con poche persone, di cimentarmi con qualche dolce fatto in casa da portare alle merende con i miei nipotini.

In ogni discorso che si prende con qualcuno, di persona o virtuale, l’argomento principale è il virus e la situazione che stiamo vivendo a livello generale. Si cerca di conversare anche su altri temi, ma dopo poco si torna sempre lì, come se non potessimo accantonare nemmeno per qualche momento l’ansia e l’atmosfera di preoccupazione che aleggia sopra, dentro e fuori da noi. Come se, a parlare d’altro, facessimo un torto a qualcosa o qualcuno, come se dovessimo sentirci in colpa per non aver pensato a quello per qualche tempo. E così ci si appesantisce sempre di più la mente, l’umore, l’anima.

E dunque siamo di nuovo al punto di avere il fiato corto per l’attesa delle conferenze stampa di Conte la domenica sera, per i bollettini giornalieri dei contagiati, per il telegiornale con i toni di voce dei giornalisti da ‘guarda che ti vedo che non sei abbastanza preoccupato, adesso ci pensiamo noi‘, per i commenti sui social che sono ormai fuori controllo.

A proposito di social. Li guardo e leggo i commenti: le braccia non riescono nemmeno più a cadere. Vado con ‘smetti di seguire per 30 giorni‘ a raffica per cambiare il mood (che si uccide da solo senza che intervenga Ghali a pregare di non farlo) del mio feed (perché il lockdown mi ha segnato con gli inglesismi).

Erano andati in stand by anche gli attacchi d’ansia, e non ne sentivo la mancanza, ma ecco che anche loro hanno rifatto capolino dopo essere stati in vacanza per un po’. Il vantaggio, dopo anni, è che ora li riconosco subito, so cosa mi vogliono dire e da cosa sono stati scatenati, quindi li accetto e via. Conosco anche tutti i passaggi e ho qualche strategia da mettere in atto per affrontarle e lasciare che si dileguino. Eccheppalle però.

Stavolta però sono più pronta di marzo: ho la super fibra a casa (che merita un post a sé per il prima e il durante l’installazione), il pc con un nuovo hard disk, il cellulare nuovo. Connessione, contatti e lavoro smartabile garantiti

E ho anche alcune mascherine bellissime con riproduzione di opere d’arte sulla parte esterna che portano bellezza e armonia. Nonostante tutto. Pronti? Giù il gettone che si parte.

Foto from Pixabay

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