L’educazione affettiva per conoscere e diventare adulti consapevoli, liberi e rispettosi

L’educazione affettiva per conoscere e diventare adulti consapevoli, liberi e rispettosi

Cosa spaventa dell’educazione sessuale e affettiva nelle scuole? Cosa teme chi vuole limitare l’ingresso di professionisti che parlano ai ragazzi e alle ragazze di come prevenire comportamenti dannosi per la salute, fisica e mentale, e di come la conoscenza delle cose sia importante per poter agire consapevolmente, rispettare sé stessi e l’altra persona coinvolta in una relazione?

Si immaginano un Rocco Siffredi che racconta come si gira uno dei film che l’hanno reso famoso? Un chirurgo con un bisturi in mano pronto a intervenire per fare un cambio di genere sulla cattedra al momento? Degli attivisti che si spogliano per inneggiare alla libertà sessuale?

E se invece a tenere questi incontri fossero dei medici, in particolare una psicologa e una ginecologa, che oltre a svolgere la loro libera professione, collaborano con un consultorio che offre servizi sanitari, consulenze psicologiche e servizi di aiuto alle donne vittime di violenza? Cosa ne uscirebbe?

Ve lo racconto.

Sono stata per una intera mattina in una scuola superiore, dove ci sono stati due incontri di due ore ciascuno con i ragazzi e le ragazze delle quinte: più di 100 diciottenni o giù di lì, divisi in due gruppi. A quanto ho capito, a loro era stato detto che era genericamente un incontro con espetti esterni su salute e benessere, senza entrare nel dettaglio degli argomenti. Anche la scuola, forse, in questo momento è in difficoltà a organizzare queste cose e preferisce fare senza dire troppo, per poi doversi giustificare in caso di obiezioni. Ma questa è una mia supposizione.

Corpo, salute e diritti

Dunque, dopo una breve introduzione sui servizi del consultorio (dove chiunque può andare per dubbi, informazioni, visite, consulenze e aiuto) di cosa si è parlato? Di come funziona la transizione di genere? Di come l’aborto sia sempre la soluzione migliore? Di come conviene darla a chiunque con la scusa che sei giovane?
Ovviamente no. Si è parlato di responsabilità, di consapevolezza, di rispetto, di fiducia, di consenso, di diritti, di leggi, di salute.

La ginecologa ha parlato degli aspetti sanitari, della prevenzione e della cura del corpo. In particolare ha spiegato cosa sono le malattie sessualmente trasmissibili (fenomeno in aumento secondo gli studi di questo periodo) e la contraccezione. E sull’interruzione di gravidanza e la pillola del giorno dopo? Nessun invito a farne uso perché non sono metodi contraccettivi. Anzi, ha argomentato con elementi scientifici e pure legislativi questo diritto previsto dalla legge italiana, ultimamente sempre più ostacolato. Ha sottolineato come non si debba giudicare la scelta, ma capire perché e accompagnare la donna nel percorso, che non è affatto indolore, e può avere conseguenze psicologiche che non si esauriscono con un intervento farmacologico o chirurgico.

L’amore, il consenso, il rispetto

Di come la mente e il corpo affrontano l’innamoramento e l’amore, della libertà di scelta, del consenso e delle relazioni sane e tossiche, del rispetto, ha invece parlato la psicologa.
L’attenzione qui si è alzata di un punto: occhi e orecchie rivolti verso di lei, soprattutto quando si è addentrata negli aspetti del consenso e della libertà, di cosa per la legge è violenza e cosa è molestia, dei segnali che fanno capire che qualcosa non va nella relazione di coppia.

Il silenzio è stato interrotto da un brusio che non è passato inosservato dalla psicologa e dalle insegnanti presenti. Si è infatti mosso qualcosa quando è stata citata la geolocalizzazione del telefono da parte del partner come un’azione che può sembrare un gesto d’amore, dal significato ‘mi prendo cura di te’, ma che invece si può trasformare in una limitazione della libertà personale, in mancanza di fiducia e di rispetto, in dipendenza, che può portare al progressivo controllo e ad altre situazioni critiche.

Il loro vociare, il loro scambiarsi sguardi furtivi e gomitate, ha fatto capire che viene utilizzata e che forse non era stato considerato l’aspetto di rischio, quello che viene definito anche ‘guinzaglio emotivo’. Non serve andare tanto lontano per capire che è un fenomeno diffuso: è recente la notizia che una ragazza nel modenese ha deciso di non partecipare alla gita di classe perché il fidanzato geloso non avrebbe potuto geolocalizzarla. Houston, qui forse abbiamo un problema.

Una porta accostata che apre alla speranza

Al suono della campanella alla fine di ciascuna delle due ore, le due professioniste sono state ‘accerchiate’ per avere altre risposte a domande più personali. Alcune e alcuni di loro hanno continuato a ringraziare per quest’opportunità. Le insegnanti anche. Probabilmente si rendono conto loro, molto più di altri, delle necessità dei ragazzi.

Un incontro di due ore nella vita non risolve i problemi e non farà diminuire i femminicidi (purtroppo). È qualcosa di infinitamente piccolo nell’enormità del problema.

Ma è una porta che viene lasciata accostata, è un punto luce che può orientare durante la notte, è un seme di conoscenza. Quella conoscenza che piano piano fa progredire uno e poi un altro e poi un altro ancora. Non è dalle porte chiuse, dal buio e dall’aridità che nasce il futuro.

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